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Esercizi di crescita personale: come praticarli?

Cos'è la psicologia dello sport e quando è utile?

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Sia a casa che al lavoro, ognuno di noi coltiva costantemente la propria formazione cercando di migliorare skills e conoscenze sia professionali che trasversali: si tratta di uno “sforzo” continuo, un moto perpetuo che anche inconsciamente alimentiamo nella quotidianità e per la quotidianità. Questa spinta al continuo miglioramento personale può avere un grande impatto positivo, portando spesso a opportunità di carriera interessanti e a una crescita personale di rilievo.

Per ottenere il massimo dal processo di crescita personale, è opportuno concentrarsi sull'implementazione di strategie efficaci che generano risultati rapidi. Possiamo prendere spunto da professionisti in rete o associazioni del settore che offrono input o indicazioni utili a perseguire questa dimensione. Nel nostro caso, abbiamo raccolto quanto di meglio sugli esercizi di sviluppo personale puntando a definire le attività principali per questo percorso.

1. Fai l'1% in più ogni giorno

Il progresso richiede coerenza. Per migliorare in qualsiasi cosa, occorre iniziare con piccoli miglioramenti: scegliere un obiettivo e puntare a migliorarsi dell’1% di volta in volta deve essere un piacere e fonte di motivazione. Tra gli esempi più calzanti c’è sicuramente l’esercizio fisico: pensiamo alla corsa o alle flessioni: si inizia con un numero accettabile di tempo o ripetizioni e si stabilisce che, di giorno in giorno, ci deve essere una crescita: questo sforzo così piccolo, diventerà sempre più importante e spesso non ci si renderà nemmeno conto del suo peso complessivo. Basterà guardarsi alle spalle per trovare le differenze e capire che possiamo tutto.

2. Monitora il tuo dialogo interiore

Ci sono così tante cose che possiamo fare per apportare cambiamenti in meglio, ma nessuna di queste durerà a lungo o sarà altrettanto efficace se non si affronta prima il dialogo interiore negativo. Come reagiamo ai successi e ai fallimenti? Si formano cicli di feedback positivi e negativi in ​​base alle risposte: celebriamo le vittorie, accettiamo le sconfitte. Facciamo autocritica ma non pensiamo che sarà tutto in discesa quando abbiamo successo in qualcosa o che andrà tutto male solo perché non abbiamo raggiunto un obiettivo. Vittoria e sconfitta sono due facce della stessa medaglia.

3. Impara a dire "no"

Può essere allettante voler aiutare tutti e dare il massimo in ogni area della propria vita. Tuttavia, a lungo termine, non sempre ciò aiuta ad andare avanti e a crescere. Quando ci rendiamo conto che dicendo "no" potresti aiutare gli altri, incluso te stesso, diventa più facile concentrarsi su ciò che è veramente importante.

4. Fai il check-in con te stesso

Usiamo queste due domande di auto-responsabilità per effettuare regolari check-in con sé stessi: cosa sto tollerando? Cosa sto evitando? Mi chiedo cosa sto tollerando di me stesso o dalla mia squadra? Dai miei clienti, dalle mie relazioni, ecc.? Cosa sto evitando di fare? Cosa temo? Di cosa ho paura? Queste domande mi danno un elenco di azioni da affrontare.

5. Identifica i "momenti scatenanti"

Entusiasmiamoci all'idea di arrabbiarci. Si hai letto bene: usiamo ogni "momento scatenante" a nostro vantaggio. Lo facciamo rimanendo consapevoli di quanto siamo emotivamente caricati per qualsiasi cosa. Quando identifichiamo una carica, interrompiamo quello che ci sta impegnando, rintracciamo i sentimenti e poi annulliamola. Ora siamo pronti ad affrontare qualsiasi sfida liberandoci dagli schemi che possono soffocare la risoluzione creativa dei problemi.

6. Ascolta audiolibri e podcast

Un esercizio di autosviluppo che porta risultati rapidi è ascoltare audiolibri o podcast mentre si va a lavoro per esempio. È un ottimo modo per sfruttare il tempo che altrimenti andrebbe perso nel traffico nel tragitto sui mezzi pubblici: è utile leggere articoli o temi relativi al nostro settore, sui potenziali clienti o sulla nostra professione; possiamo ottenere informazioni molto preziose e applicarle direttamente alla nostra attività, alla carriera e alla vita di tutti i giorni in generale.

7. Leggi un libro ogni giorno per 20 minuti

Le persone trascorrono ore utilizzando i loro telefoni e navigando sui social network ogni giorno. Tutti noi possiamo, e io personalmente lo faccio, anche dedicare 20 minuti al giorno a leggere un libro. Formare e iniziare piccole abitudini che all'inizio non sono così ambiziose è un modo molto importante e potente per cambiare le nostre abitudini e routine principali. Inizia in piccolo e in scala.

8. Scrivi le cose

Per ogni fase d’età o di crescita interiore, ognuno di noi avrà avuto spesso il piacere di scrivere una lista di cose da fare o di obiettivi: scrivere le cose fa penetrare gli obiettivi nel nostro sistema nervoso e rende molto più probabile che vengano raggiunti. Prendersi del tempo per riflettere è un ottimo modo per accelerare anche il tuo sviluppo personale, purché in modo coerente e premuroso con l’approccio.

9. Parla con i tuoi cari

Mi piace avere una discussione aperta e onesta con le persone intorno a noi su cosa possiamo fare meglio come amici, colleghi, coppia: avere una discussione aperta è un ottimo modo per avere un discorso senza giudizio su come migliorare sé stessi.

10. Chiedi un feedback

Chiedere feedback a colleghi e colleghi è una grande forma di sviluppo personale. Il feedback esterno ci aiuta a superare la nostra visione del tunnel e a trovare aree di miglioramento.

11. Pianifica il tempo creativo quotidiano

Dedica ogni giorno 15-30 minuti a qualcosa di creativo. Potrebbe essere scrivere, cantare, dipingere, cucinare, qualsiasi tipo di sfogo creativo. Il risultato veloce è che ci sentiremo più connessi, concentrati e felici. Il risultato leggermente meno veloce è che inizierai a generare alcune idee nuove e fresche per la tua attività. Il risultato a lungo termine è che si può diventare esperti in una nuova disciplina.

12. Meditiamo per cinque minuti

Sì, ci vuole tempo per diventare un meditatore esperto, ma semplicemente prendersi cinque minuti per sé porta risultati rapidi. Anche se potrebbe non avere molto senso, scarichiamo una app, indossiamo le cuffie, spostiamoci in un posto tranquillo e stacchiamo uno attimo dal resto con una pausa. Non è obbligatorio svuotare la mente, ma piuttosto diventiamo consapevole di come ci sentiamo: è una specie di self-check-in più che silenziare la nostra mente.

13. Dedichiamo 15-30 minuti all'autoriflessione

Ogni giorno prendiamoci 15-30 minuti per riflettere sulle scelte effettuate durante il giorno. Un buon esercizio è quello di scrivere sui grandi successi e al contempo anche sulle battute d'arresto: cercheremo modi per rafforzare il positivo riducendo al contempo il negativo. Questa abitudine tattica ci aiuta a fare piccoli e gestibili cambiamenti nella vita personale e professionale.

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Psicoterapia individuale: come trovare lo psicologo giusto

Credere in sé stessi. Come costruire questo processo?

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È possibile, anche in una città come Roma, trovare lo psicologo giusto?

Negli ultimi tempi sei alle prese con turbamenti o difficoltà che non ti lasciano in pace e forse stai già pensando di rivolgerti a un professionista per intraprendere un percorso di terapia adatto alle tue esigenze: molto probabilmente vuoi ripristinare una relazione o un legame terminato con ripercussioni negative e qualche strascico inatteso, vuoi magari riprenderti da un trauma, adattarti a una nuova fase della vita o migliorare la tua salute mentale.

Ognuna di queste necessità deve essere ben studiata a e analizzata: trovare il terapeuta giusto è il primo ostacolo da superare e in questo articolo cercheremo di capire, prendendo spunto da alcune riflessioni, come individuare il professionista che faccia al tuo caso. Si tratta di una piccola guida, composta da nove punti, grazie alla quale potrai avere un quadro più chiaro al fine di dirigerti nella direzione giusta e più consona al tuo bisogno di tranquillità.

Molti ricercatori hanno scoperto che, nella maggior parte dei casi, il legame tra te e il terapeuta abbia un grande impatto sulla tua crescita. Ecco perché è importante effettuare delle ricerche, porre domande e prestare attenzione alle tue risposte nella ricerca della figura idonea. Ecco alcuni metodi collaudati per trovare un terapeuta che ti aiuti a raggiungere i tuoi obiettivi terapeutici.

1.   Consulta le prestazioni della tua assicurazione personale

Se prevedi di pagare la terapia tramite il tuo piano assicurativo, il primo passo potrebbe essere quello di consultare in modo approfondito le caratteristiche del tuo piano: è anche una buona idea scoprire se vi siano limitazioni al numero di sessioni a cui puoi partecipare ogni anno e se l'utilizzo di un terapeuta esterno influirà sui costi.

2. Chiedi a qualcuno di cui ti fidi

Ascoltare un amico, un collega o il medico di fiducia è un altro modo per trovare un terapeuta che potrebbe essere adatto a te. Si tratta di un punto di partenza, un’operazione preliminare per sondare il terreno ma è importante riconoscere che potresti avere esigenze e obiettivi diversi con la tua terapia rispetto alla persona che ti dà alcuni consigli.

3. Utilizza un database online affidabile

Molte associazioni di professionisti o gli ordini mettono a disposizione online dei database aggiornati e consultabili di terapisti autorizzati e per specializzazione. La tua ricerca potrebbe iniziare semplicemente digitando il tuo codice postale per generare un elenco di consulenti nella tua zona. Potresti anche essere in grado di cercare specialisti, come consulenti matrimoniali e familiari o terapisti che si concentrano sull'uso di droghe e alcol.

4. Esplora le risorse locali

Anche la tua comunità potrebbe avere risorse per aiutarti. Se sei uno studente, la tua scuola potrebbe fornire l'accesso a un centro di consulenza. Se sei un dipendente, il tuo team delle risorse umane potrebbe offrire un elenco di terapisti disponibili tramite un programma di benessere sul posto di lavoro o di assistenza ai dipendenti.

Se hai bisogno di consulenza relativa all'abuso domestico o sessuale, potresti essere in grado di trovare una terapia di gruppo o individuale attraverso un'organizzazione di advocacy locale (associazioni no profit o istituzionali).

5. Rivolgiti alle organizzazioni che si occupano della tua area di interesse

Se stai cercando un terapista che ti aiuti con uno specifico problema di salute mentale, potresti trovare terapisti locali attraverso un'associazione nazionale, una rete o una linea di assistenza.

Ecco alcuni esempi di organizzazioni che offrono strumenti di ricerca per aiutarti a trovare un terapista specializzato vicino a te:

Fida – Disturbi alimentari

Aidap- Associazione italiana disturbi dell’alimentazione e del peso

Depressione e ansia

Pronto intervento panico

Se il tuo lavoro è fonte di stress e ansia, potresti trovare terapisti locali attraverso un'organizzazione professionale. Molte di queste organizzazioni e sindacati dispongono di risorse per aiutarti a identificare i professionisti che possono aiutarti con i bisogni di salute mentale. 

6. Pensa ai tuoi obiettivi in ​​anticipo

Ovviamente, dobbiamo porci degli obiettivi: cosa vogliamo ottenere? Cosa vogliamo risolvere? Vogliamo migliorare in qualcosa? Quando sia tu che il tuo terapeuta lavorate insieme verso gli stessi obiettivi, la vostra prospettiva sarà migliore.

Se pensi che qualche tipo di farmaco possa aiutare con i tuoi sintomi, ti consigliamo di trovare uno psichiatra o un professionista che possa prescrivere farmaci.

Se hai sentito che la terapia della gestalt o la terapia di desensibilizzazione e rielaborazione dei movimenti oculari sono stati efficaci per gli altri con la tua condizione, ti consigliamo di cercare un terapeuta con certificazioni o formazione specializzata in tali approcci terapeutici.

Se vuoi far parte di una rete di supporto di persone che capiscono le tue esperienze, potresti prendere in considerazione la ricerca di un terapeuta coinvolto in gruppi di supporto o sessioni di terapia di gruppo.

I tuoi obiettivi possono cambiare mentre lavori con un terapeuta. Va bene parlare con il tuo terapeuta di cambiare la direzione del tuo piano di trattamento man mano che le tue esigenze si evolvono.

7. Prova un'app di terapia online

Ne abbiamo parlato già altre volte su queste pagine: oggi le piattaforme online consentono di optare per la consulenza digitale attivando un consulto diretto con lo psicologo online.

Alcune persone trovano una piattaforma di terapia digitale più comoda e più conveniente rispetto alla terapia di persona. In molti casi documentati e frutto di ricerca specifiche è stato dimostrato che il percorso online, soprattutto dall’esplosione della pandemia da Sars-Cov-2, ha scoperto che le persone con depressione avvertivano un miglioramento dei propri sintomi dopo alcune sessioni: ciò ha creato motivazione innescando un meccanismo volitivo per gli appuntamenti seguenti. 

8. Fai domande sulle cose che ti interessano

Quando incontri il tuo terapeuta, che sia online, al telefono o di persona, non è raro dimenticare completamente ogni domanda che volevi porre. Per assicurarti di avere le informazioni necessarie per prendere una buona decisione, tieni a portata di mano carta e penna o un'app per appunti nei giorni che precedono l’incontro: annota le domande man mano che ti arrivano.

Tra i quesiti più importanti abbiamo sicuramente i seguenti:

  • Sei uno psicologo abilitato in questo stato?
  • Da quanti anni sei in pratica?
  • Quanta esperienza hai nel lavorare con persone che hanno a che fare con il mio stesso problema?
  • Quale consideri essere la tua specialità o area di competenza?
  • Quali tipi di trattamenti hai trovato efficaci nel risolvere problemi simili?
  • Che assicurazione accetti?
  • Dovrò pagarti direttamente e poi chiedere il rimborso alla mia compagnia di assicurazione o devi fatturare alla compagnia di assicurazione?
  • Fai parte della mia rete assicurativa?
  • Se ho bisogno di farmaci, puoi prescriverli o consigliare qualcuno che lo fa?
  • Fornite l'accesso ai servizi di telemedicina?
  • Quando posso aspettarmi di iniziare a sentirmi meglio?
  • Cosa facciamo se il nostro piano di trattamento non funziona?

9. Presta molta attenzione alle tue risposte

Non importa quanti riconoscimenti professionali abbia il tuo terapeuta, i tuoi sentimenti di fiducia e conforto dovrebbero essere la massima priorità. La terapia sarà scomoda di tanto in tanto? probabile. Dopotutto, probabilmente parlerai di argomenti difficili e personali.

Ma se ti senti a disagio con il tuo terapeuta per qualsiasi altro motivo, forse è il caso di cercare qualcun altro. Non hai bisogno di un motivo per cambiare terapista. È sufficiente che tu non ti senta a tuo agio.

Ecco alcune cose da notare mentre parli con il tuo terapeuta:

  • Il terapeuta ti interrompe o ascolta attentamente quello che dici?
  • Come si sente il tuo corpo durante una sessione di terapia? Ti senti teso?
  • Il terapeuta rispetta il tuo tempo essendo pronto agli appuntamenti?
  • Il terapeuta spazza via o invalida le tue preoccupazioni?
  • Ti senti visto, ascoltato e rispettato durante la tua sessione?

Riflessioni finali

Sia che tu stia affrontando un dolore, un trauma o problemi relazionali, o desideri un trattamento per una malattia mentale, trovare un terapeuta utile può fare una grande differenza nel tuo viaggio.

Per trovare un terapeuta adatto, inizia considerando questioni pratiche come il percorso professionale, la copertura assicurativa, l'ubicazione e le specialità.

Quando hai ristretto le tue scelte, potresti trovare utile pensare ai tuoi obiettivi e alle tue domande, così da essere sicuro che tu e il tuo terapeuta siate ben abbinati e allineati sul tuo piano di trattamento.

In definitiva, trovare lo psicologo giusto è una questione personale. La connessione umana è al centro di una terapia efficace e puoi costruire quel senso di connessione sia che incontri il tuo terapeuta di persona, al telefono oppure online.

 

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Cos'è l'empowerment e come utilizzarlo nel lavoro

Come la psicologia positiva può migliorare la crescita dei dipendenti

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Un numero crescente di aziende strutturate e attive oggi sul mercato si affida all’empowerment per una parte sempre più importante della propria forza lavoro. Per avere successo nell'ambiente lavorativo odierno, ogni realtà aziendale richiede conoscenza, idee, energia e creatività di ogni dipendente, a partire da coloro che si trovano in prima linea per finire ai manager di alto livello nella suite dirigenziale. Le migliori imprese ottengono questo risultato consentendo ai propri dipendenti di prendere l'iniziativa, di servire gli interessi collettivi dell'azienda e di agire come proprietari dell'azienda. Un meccanismo questo che porta benefici diffusi in verticale e in orizzontale tanto da rivelarsi spesso efficace giovando al clima aziendale e ai successi professionali, nonché umani, dei dipendenti.

Ma cos'è l'empowerment? Come può essere efficacemente implementato nelle organizzazioni del lavoro?

Negli ultimi due decenni sono emerse due prospettive complementari: il primo si concentra sulle condizioni sociali strutturali mentre il secondo si orienta sull'esperienza psicologica e ciascuna gioca un ruolo importante nell'empowerment dei dipendenti.

Empowerment sociale-strutturale

Le radici della prospettiva socio-strutturale sull'empowerment si trovano nelle teorie dello scambio sociale e del potere sociale. L'enfasi è sulla costruzione di organizzazioni più democratiche attraverso la condivisione del potere tra superiori e subordinati, con l'obiettivo di trasferire il potere ai livelli inferiori della gerarchia organizzativa. In questa prospettiva, potere significa avere autorità formale o controllo sulle risorse organizzative e la capacità di prendere decisioni rilevanti per il lavoro o il ruolo di una persona.

In breve, l'empowerment strutturale sociale riguarda la partecipazione dei dipendenti attraverso una maggiore delega di responsabilità lungo tutta la catena di comando organizzativa.
Gli obiettivi della prospettiva socio-strutturale si concentrano sulla comprensione di come le forze organizzative, istituzionali, sociali, economiche, politiche e culturali possano sradicare le condizioni che favoriscono l'impotenza sul posto di lavoro. In pratica, le organizzazioni possono modificare le politiche, i processi, le pratiche e le strutture organizzative da sistemi di controllo dall'alto verso il basso a pratiche ad alto coinvolgimento in cui il potere, la conoscenza, le informazioni e le ricompense sono condivise con i dipendenti ai livelli inferiori della gerarchia organizzativa. Ad esempio, la direzione può modificare la propria politica per consentire ai dipendenti di decidere autonomamente come riprendersi da un problema di servizio così come sorprendere e gratificare i clienti superando le loro aspettative piuttosto che attendere l'approvazione di un supervisore.

Le pratiche specifiche che esemplificano un sistema ad alto coinvolgimento includono quanto segue:


Processo decisionale condiviso

i dipendenti o il team possono avere input e influenzare le decisioni che vanno dalle decisioni strategiche di alto livello alle decisioni quotidiane di routine su come svolgere il proprio lavoro.
Retribuzione basata sulle prestazioni: i dipendenti condividono i guadagni dell'organizzazione e ottengono gli emolumenti per l'aumento delle proprie capacità e conoscenze.

Flusso aperto di informazioni

ciò include il flusso di informazioni verso il basso (sulla direzione strategica, l'intelligenza competitiva e le prestazioni finanziarie) e il flusso verso l'alto di informazioni (sull'atteggiamento dei dipendenti e le idee di miglioramento).

Sviluppo e formazione della leadership

la formazione consente ai leader di svolgere meglio il proprio lavoro e può anche fornire capacità interpersonali quanto di leadership e conoscenza dell'economia del business.
Tuttavia, sebbene questa prospettiva abbia raccolto molta attenzione da parte dei professionisti perché li aiuta a vedere come i tipi di azioni manageriali possono facilitare l'empowerment sul lavoro, risulta però limitata perché fornisce una prospettiva incentrata sull'organizzazione dell’empowerment stesso: non affronta quindi la natura dell'empowerment sperimentata dai dipendenti.

Questo è importante perché in alcune situazioni, il potere, la conoscenza, le informazioni e le ricompense sono condivise con i dipendenti che però non hanno un potere reale; in altre situazioni, agli individui mancherebbero tutte le caratteristiche oggettive di un ambiente di lavoro che responsabilizzasse e tuttavia potrebbero sentirsi o agire in modo responsabile. Questa limitazione ha contribuito a stimolare l'emergere della prospettiva psicologica sull'empowerment, che è descritta nella sezione successiva.

Empowerment psicologico

L'empowerment psicologico ha le sue radici nel lavoro iniziale sull'alienazione dei dipendenti e sulla qualità della vita lavorativa. Piuttosto che concentrarsi su pratiche manageriali che condividono il potere con i dipendenti a tutti i livelli, la prospettiva psicologica esamina il modo in cui i dipendenti sperimentano l'empowerment sul lavoro. Questa prospettiva si riferisce all'empowerment come alle convinzioni personali che i dipendenti hanno sul proprio ruolo in relazione all'organizzazione.

Un dipendente sul lavoro sperimentata quattro dimensioni:

Significato:

implica una corrispondenza tra le esigenze del proprio ruolo lavorativo e le proprie convinzioni, valori e comportamenti.

Competenza:

si riferisce all'autoefficacia specifica del proprio lavoro o alla convinzione nella propria capacità di svolgere attività lavorative con abilità.

Autodeterminazione:

è un senso di scelta nell'iniziare e regolare le proprie azioni. Riflette un senso di autonomia sull'inizio e la continuazione del comportamento e dei processi lavorativi (ad esempio, prendere decisioni sui metodi di lavoro, ritmo e impegno).

Impatto:

è il grado in cui si può influenzare i risultati strategici, amministrativi o operativi sul lavoro.
Insieme, queste quattro cognizioni connotano un orientamento attivo, piuttosto che passivo, al proprio ruolo lavorativo. In altre parole, l'esperienza dell'empowerment si manifesta in tutte e quattro le dimensioni: se manca una dimensione, l'esperienza dell'empowerment sarà limitata e incompleta. Ad esempio, se le persone hanno discrezione nel prendere decisioni (cioè, autodeterminazione) ma non si preoccupano del tipo di decisioni che possono prendere (cioè, non hanno significato), non si sentiranno riconosciute.

In alternativa, se le persone credono di poter avere un impatto ma non si sentono come se avessero le capacità e le attitudini a fare bene il loro lavoro (cioè, mancano di senso di competenza), anche loro non si sentiranno responsabilizzate.

La prospettiva socio-strutturale è limitata perché è incentrata sull'organizzazione, al contempo anche la prospettiva psicologica è limitata perché è incentrata sull'individuo. Una comprensione completa dell'empowerment sul lavoro richiede l'integrazione di entrambe le prospettive.
Le due prospettive, se ben combinate e rese compatibili, possono rafforzare l'impegno dei dipendenti, superare l'insoddisfazione dei lavoratori e ridurre l'assenteismo, il turnover, il lavoro di scarsa qualità e il sabotaggio.

Affinché vi siano risultati concreti devono verificarsi delle condizioni strutturali e organizzative di un certo rilievo: se è necessario cambiare approccio alla gestione lavorativa, va anche considerata la tendenza a modificare alcune convinzioni di metodo e concetto.

In primo luogo, alcuni manager sono convinti che l'empowerment sia un processo rapido e vi rinunciano prima che sia stata implementata con successo per mancanza di pazienza. Il passaggio da un sistema di comando e controllo più tradizionale a un'organizzazione potenziata richiede un cambiamento culturale.

Non è insolito che un cambiamento richieda anni per essere completato poiché devono esserci disciplina, coerenza e pazienza. L'approccio a lungo termine necessario per il successo degli sforzi di implementazione dell'empowerment appare in contrasto con un ambiente aziendale che richiede risultati trimestrali o comunque cadenzati.

Questo approccio a lungo termine è particolarmente difficile poiché le transizioni di leadership portano frequenti cambiamenti alla visione dell'organizzazione.

In secondo luogo, a volte c'è confusione su cosa si intende con il termine empowerment.

Ad esempio, non è raro che i manager dicano ai dipendenti che hanno potere ma non spiegano cosa intendono per empowerment. Un dipendente può fare un'ipotesi su ciò che il manager intende per empowerment: risponde con entusiasmo prendendo in modo indipendente una decisione che avrebbe potuto richiedere l'approvazione in passato. Il manager risponde negativamente perché magari stava solo cercando dipendenti per condividere più idee, non per far prendere decisioni autonome. Il dipendente si sente abbattuto e torna ai suoi vecchi modi di lavorare.

Come illustra questo scenario, una questione chiave è che i manager siano chiari ed espliciti su cosa intendono per empowerment.

Terzo, alcuni manager non hanno il coraggio di responsabilizzare realmente i propri dipendenti. Questi dirigenti temono di perdere il controllo qualora dovessero realmente delegare preoccupandosi delle mine vaganti che non sono allineate con gli obiettivi dell'unità, temendo altresì che i dipendenti commettano errori; subentra la presunzione di ritenersi infallibili e di essere la fonte delle idee migliori.

Queste preoccupazioni sono particolarmente forti per i manager che hanno trascorso molto tempo nelle burocrazie di comando e controllo. Bisogna invece partire a piccoli passi per condividere il potere, stabilendo limiti chiari per l'empowerment e costruire relazioni di fiducia sono meccanismi efficaci per ridurre queste preoccupazioni.

Ultimo, ma non meno importante, ci sono alcuni sforzi di empowerment che falliscono perché i dipendenti mostrano “resistenza” e non “resilienza”. Una percentuale molto piccola di dipendenti apprezza la semplicità di seguire le indicazioni e sentirsi dire cosa fare. Alcuni lavoratori sono stati formati e condizionati a eseguire gli ordini per gran parte della loro vita lavorativa.

Prendere l'iniziativa sembrerà controculturale, per lo più strano, tanto da impiegare più tempo per diventare proattivi: devono sentire “loro” questo nuovo modo di interpretare il contributo professionale. Per potenziarli, i manager possono impostare step di avvicinamento verso un’iniziativa che crei comfort e fiducia. I programmi di formazione e sviluppo possono anche rafforzare la loro fiducia nell'agire in modi più responsabilizzati.

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Aiuto emotivo psicologico: 7 punti fondamentali

I 6 step per raggiungere la crescita personale

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Ognuno di noi quando è alle prese con un problema o un imprevisto cerca di correre ai ripari per risolvere quanto successo: soprattutto da un punto di vista pratico, abbiamo sempre a portata di mano un kit per riparare qualcosa o intervenire per evitare il peggio.

Pensiamo a quanto può succederci in macchina, a casa o ad esempio tagliandoci per sbaglio con un coltello. Tutte cose alle quali si può porre rimedio e che possono tornare come prima con un pronto intervento.

Ma cosa bisogna fare quando invece il nostro è un “problema” emotivo, un trauma o una difficoltà che non riusciamo a superare a livello psicologico?

Non c’è toppa materiale che possiamo metterci, non è tutto così semplice né si può prevedere un tempo o un modo univoco per tornare come prima o interrompere gli effetti negativi.
Ci troviamo davanti ad una situazione in cui sembra necessario ricorrere a quello che potremmo definire il primo soccorso emotivo: è opportuno prenderci cura delle lesioni emotive quando si verificano, in modo che non diventino più dannose a lungo termine. Uno stato di alterazione e difficoltà può manifestarsi in vari modi: può essere latente o darci subito dei segnali, può magari apparire gestibile o svanire ma non vanno sottovalutate le forme nelle quali può palesarsi in futuro.

Possiamo comunque definire un insieme di accorgimenti e misure alle quali ricorrere in autonomia e rivestono a tutti gli effetti il ruolo di “kit” di pronto soccorso emotivo se iniziamo a trovarci in situazioni che alterano gli equilibri e modificano la nostra normalità.

1. Consapevolezza

Essere consapevoli indica che siamo ben consci, appunto consapevoli, nell’identificare quando siamo rimasti feriti o abbiamo subìto un trauma in seguito ad un evento scatenante. Ognuno di noi conosce sé stesso e quando notiamo che qualcosa ha destabilizzato la nostra integrità dobbiamo fermarci e fare delle valutazioni senza affidarci all’inerzia della difficoltà con il rischio di finire nel baratro della solitudine o della depressione. Controllare il proprio umore e rendersi conto di un cambiamento è importante per iniziare a valutare cosa sta accadendo. Esercizi di Mindfulness possono essere utili in questo caso.


2. Reindirizzamento

Quando un fallimento o una difficoltà porta a concentrarci sugli aspetti negativi, è necessario riformulare la situazione e pensare a ciò si può controllare, cosa si può fare di diverso o valutare un’alternativa nel caso in cui l’anomalia dovesse verificarsi. In questo modo è più semplice e utile pensare ad una pianificazione di interventi per vedere risultati migliori in futuro. In questo caso occorre riprendere il controllo di sé stessi e mettere in atto la capacità di adattarsi o convivere, seppur momentaneamente, invece di concentrarsi su ciò che hai fatto di sbagliato. Non serve piangersi addosso o rimanere inermi, senza reagire: la passività e non voler reagire possono solo provocare situazioni che ci allontanano dalla soluzione.

3. Distrazione 

Rivivere esperienze sconvolgenti o negative nella nostra testa può portare a un peggioramento della salute emotiva. In questo caso dobbiamo interrompere il ciclo negativo trovando qualcosa con cui distrarci. Di solito occorre scaricare tensione e pensieri negativi con attività ludiche, ricreative o che ci impegnano la mente in un altro modo: oltre ad essere un valido stratagemma per allontanare il problema, indirizzare la propria “testa” verso qualcosa è un ottimo esercizio di concentrazione, di educazione mentale a mantenere un flusso costante di attenzione.

4. Autostima 

Valutare l’integrità della nostra autostima è uno step che dobbiamo ripetere per analizzare se siamo vittima di un colpo o ci stiamo deprimendo per qualcosa. Possiamo provare a vederci con occhi diversi o magari pensare a cosa potrebbe dirci e consigliarci una persona cara. Utile inoltre un lavoro in cui proviamo a guardarci dall’esterno: vorremmo davvero vederci in difficoltà e incapaci di reagire?

5.Trovare un significato 

La perdita come evento traumatico può essere una ferita particolarmente difficile da superare. Se riusciamo a trovare un significato, un nuovo scopo o un modo in cui la nostra esperienza ci ha fatto crescere o ha dato un vantaggio ad altre persone, può diventare un nuovo motore che renderà più facile andare avanti.

6. Accettazione

Essere in grado di accettare i torti subìti e quelli che hanno nuociuto ad altri è la chiave per una buona salute emotiva. Se la sensazione che ci accompagna è quella del continuo senso di colpa per qualcosa, proviamo ad accettare e assumiamoci le nostre responsabilità: è utile quindi scusarsi, meglio se a tu per tu o con un dialogo. Ciò rafforza anche il lavoro che stiamo facendo su noi stessi per “combattere con questo disagio e può farci percepire in modo nuovo, positivo, autentico dall’altra parte: è un’occasione anche per rinascere e crescere. Occorre concentrarsi sull'impatto della nostra azione, non sul motivo per il quale abbiamo agito in quel modo.

Se invece abbiamo subìto in prima persona di conseguenze per azioni altrui, passiamo ad un livello di accettazione attiva e non remissiva: è consigliabile lasciare andare, provare a dimenticare e mettersi in moto per trovare un nuovo modo di riequilibrarsi. Possiamo anche esprimere il nostro dolore, la difficoltà che portiamo dentro: è tutto parte del nostro cammino.

7. Riflessione 

Le difficoltà creano un gradino in più di esperienza nella nostra vita e siamo chiamati ad imparare ogni volta. L’imperativo che non bisogna dimenticare è che la nostra salute emotiva è importante quanto quella fisica e dobbiamo attivarci per essere integri e in pieno controllo di quanto viviamo.

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Cos'è l'Autostima? Una spiegazione psicologica

Perché la Crescita Personale è importante?

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Credi in te stesso”: chissà quante volte ci siamo trovati davanti a questo motto tra consigli, letture e motivazione personale. Accettarsi e trovare forza per realizzare i nostri sogni è sicuramente l’inizio di un percorso che può portare al successo in ogni cosa che ci coinvolge: l'autostima gioca così un ruolo importante perché attiva la fiducia nelle nostre capacità e la volontà per metterle in pratica, raggiungendo quindi la realizzazione mentre navighiamo nella vita con una prospettiva positiva.

L'autostima, secondo Morris Rosenberg, è semplicemente l’approccio con un "atteggiamento favorevole o sfavorevole verso il sé". L’autostima è quindi il senso generale del valore che ci diamo e può dipendere da vari fattori (contesto sociale, aspirazioni, esperienze), essere misurabile (ovvero possiamo testarla e migliorarla) e può anche essere valutata (Scala di Rosenberg con 10 fattori e con la Coopersmith Self-Esteem Inventory composta da 50 item).

L'autostima non va confusa con:

• il concetto di sé (percezione che abbiamo di noi stessi);
• l’immagine di sé (il modo in cui ci si vede non completamente in linea con la realtà oggettiva);
• l’amor proprio (il riconoscimento più globale del nostro valore umano esseri degni di amore);
• la fiducia in sé stessi (basata su misure esterne di successo e valore)
• l’auto-compassione (come ci relazioniamo a noi stessi in termini gentili e indulgenti)

Molto vicina all’autostima è l’autoefficacia che si basa sulla convinzione nella propria capacità di avere successo in determinati compiti.

Parlare in generale di stima richiama il quarto livello della piramide di Maslow, quello dei i bisogni di stima dell’individuo nelle relazioni interpersonali per lo più focalizzati su misure esterne che portano a farsi accettare dagli altri e a ritenersi appagati.

In alcuni studi, Branden ha invece definito alcune caratteristiche che identificano l’autostima

- essere aperti alle critiche,

- riconoscere gli errori,

- sentirsi a proprio agio nel dare e ricevere complimenti

- mostrare un'armonia tra ciò che si dice, si fa, si guarda, si suona e si muove.

Le persone con un'elevata autostima non hanno paura di mostrare la loro curiosità, discutere le loro esperienze, idee e opportunità: ad esempio, approcciarsi in modo critico al motivo per cui non abbiamo centrato un obiettivo puntando a risolvere il problema piuttosto che crogiolarsi in atteggiamenti negativi (autocommiserazione, resa, abbattimento).

Di contro, possiamo trovarci di fronte a comportamenti che abbassano il nostro livello di autostima:

- irritazione facile e inutile

-non sentirsi ascoltati,

- temere il giudizio altrui subendone il condizionamento

- insicurezza nelle decisioni,

- negatività diffusa e mancanza di fiducia in ciò che si fa,

- assenza di obiettivi poiché ci si sente “incapaci”.

Occorre quindi un equilibrio che porti ad una sana autostima prendendo spunto da sei fattori:

1. Identificare 10 punti di forza e 10 punti deboli
2. Stabilire aspettative realistiche.
3. Non cercare la perfezione a tutti i costi
4. Esplora sé stessi
5. Essere ponti a cambiare
6. Non usare gli altri come metro di giudizio

Per lavorare sull’autostima è anche opportuno affidarsi ad un consulente il quale ci aiuta a capire più a fondo i nostri pensieri e le nostre sensazioni: la condivisione continua con il professionista è utile a creare fiducia, accettazione ed è finalizzata a valutare i nostri aspetti positivi. Quando un paziente condivide i suoi pensieri e sentimenti interiori con lo psicologo e questi risponde con accettazione e compassione anziché con giudizio e correzione, si crea la base per una sana autostima: un intervento simile è più efficace soprattutto se la propria autostima è bassa o alterata.

Tra le azioni che invece possono essere intraprese in autonomia rientra la meditazione: si può acquisire la capacità di diventare consapevoli delle proprie esperienze interiori senza identificarsi eccessivamente con esse.

La meditazione può alleggerire la preoccupazione per sé stessi, liberandoci dall'essere controllato dai pensieri e dai sentimenti delle nostre esperienze personali.

Molto interessante quanto attuale è infine un corretto utilizzo dei social media: le varie piattaforme “costringono” a ad analizzare gli altri e ci portano al confronto. Occorre comprendere che quanto vediamo su Facebook, Instagram e Twitter non è rappresentativo della vita reale: spesso è tutto molto curato nei particolari, perfetto, impeccabile e non troviamo mai tristezza, fallimento o delusione. Ciò rischia di creare standard irraggiungibili e spesso irreali: è necessaria quindi una visione critica che porti si a trovare ispirazione ma non a imitare per sentirci accettati o come gli altri.

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