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Psicologo Roma (Trieste-Salario) Dr. Pierluca Santoro

Psicologo - Psicoterapeuta - Istruttore Mindfulness

Psicologo con sede a Roma Clinico e di Comunità e iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Lazio.
Specializzato in Psicoterapia della Gestalt a orientamento fenomenologico esistenziale.
Riceve presso lo Studio Koinè di cui è fondatore e Presidente.

Docente presso l'Istituto Gestalt, Didatta Associato FISIG e Board Member of FORGE. Responsabile della rivista scientifica "Formazione IN Psicoterapia, Counselling, Fenomenologia" e socio fondatore dell'Associazione "Azioni e ContaminAzioni".

Pratica e approfondisce la Mindfulness come campo di integrazione con la psicoterapia, formandosi prima in Thailandia e poi conseguendo il titolo di Istruttore di Protocolli MBSR all'Università di Roma "La Sapienza" e l'UCSD Center for Mindfulness di San Diego (USA).

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"Ogni vita merita un romanzo."

Erving Polster

Mi sono specializzato in psicoterapia presso l'Istituto Gestalt Firenze, e mi sono formato, in particolar modo, con il prof. G. Paolo Quattrini, grazie al quale ho potuto anche approfondire lo sguardo sulla fenomenologia, l'arteterapia e, soprattutto, l'etica della relazione d'aiuto come motore principale del vivere comune. Ho approfondito anche lo sguardo a nuove tecniche terapeutiche come la fotovideoterapia (utilizzo delle immagini video e fotografiche nella relazione d'aiuto) grazie al prof. Oliviero Rossi e a una passione tecnica nata lungo tutti i viaggi che ho avuto la fortuna di fare.
In Thailandia mi sono formato in meditazione Vipassana col Maestro Phra Mahaboonlert presso il Nakhon Si Thammarat Campus e poi approfondito la Mindfulness e le Neuroscienze all’Università la Sapienza col Prof. Raffone.
Ho anche una buona formazione musicale che utilizzo in diversi setting terapeutici come base per l'espressione dell'emotività e l'uso della voce.
Da alcuni anni lavoro per l'Istituto Gestalt Firenze (di cui sono Didatta e Responsabile per la Sede di Roma) e la rivista Formazione IN Psicoterapia, Counselling, Fenomenologia di cui sono redattore e responsabile dell'edizione on-line.
Per 20 anni sono stato socio fondatore e amministratore della Cooperativa Sociale "Panta Rei", con la quale ho potuto sviluppare diversi modelli d'intervento nell'ambito delle problematiche psichiatriche e acquisire conoscenze "sul campo" a partire dalle condizioni di disagio psicologico più gravi che l'essere umano possa affrontare nell'arco della sua esistenza.
Ho incontrato diversi maestri sul mio cammino, oltre ai già citati, tra cui Erving Polster, gestaltista americano di prima generazione e autore di uno dei libri più importanti e ispiratori della mia professione: “Ogni vita merita un romanzo”.

La psicologia, la relazione d'aiuto e la psicoterapia

La psicologia come oggetto di studio e ambito di conoscenza sicuramente ha radici antichissime che possono essere rintracciate già in Platone e Socrate nel mondo occidentale o in Buddha in quello orientale. Conoscenze filosofiche e spirituali (e non a caso la parola spiritus in latino vuol dire respiro, l’immateriale oggetto di osservazione e strumento di conoscenza che Buddha indica per raggiungere la conoscenza di sé e del mondo che ci circonda) hanno da sempre ispirato (ancora) la riflessione dell’essere umano su se stesso, sul senso della vita, della relazione con gli altri e, soprattutto di quella che in occidente possiamo chiamare mente. Tuttavia, dal positivismo in poi e con il primato del razionalismo scientifico, le conoscenze sapienziali si sono con-fuse con quelle fisiche e un certo materialismo riduttivista ha tentato, nel tempo, di identificare il concetto stesso di mente con l’organo cervello e con quello di sistema nervoso, proponendo l’applicazione del modello medico anche alla psicologia e la separazione tra normalità e patologia.

Ma nel caso di un disagio esistenziale, sia esso manifesto attraverso sintomi come l' ansia, il panico e lo stress e comportamenti disfunzionali quali dipendenze e disturbi alimentari, sia meno apparente ma comunque rintracciabile in una pervasiva insoddisfazione personale e relazionale, il modello medico malattia/cura comincia a diventare un percorso troppo stretto se non addirittura fuorviante in molti casi. Soprattutto laddove la vita non migliora con l'assunzione di un semplice psicofarmaco. Le psicoterapie, soprattutto quelle di stampo umanistico (come la Psicoterapia della Gestalt), si muovono invece in una direzione diversa: quella del prendersi cura, della crescita personale e della consapevolezza.

Come Psicologo a Roma, e quindi come Psicoterapeuta della Gestalt e esperto di Mindfulness, il mio lavoro si traduce in diverse forme di aiuto: dalla psicoterapia individuale alla psicoterapia in gruppo. Dalla terapia di coppia alla consulenza familiare e dai gruppi di crescita personale ai gruppi centrati sulla Mindfulness.

Quando ho bisogno di uno psicologo a Roma?

La richiesta di farsi aiutare, soprattutto in Italia, soffre di storiche e radicate stereotipie pregiudiziali che normalmente pongono un filtro consistente a chi ne ha bisogno ed è alla ricerca di un professionista. Spesso infatti l’aiuto psicologico, sia esso un semplice sostegno o una vera psicoterapia, è inibito da una serie di motivazioni culturali che ne riducono l’accesso o che lo procrastinano nel tempo riducendone in questo modo anche l’efficacia. La paura che un percorso di aiuto si traduca in un giudizio esistenziale o, nelle migliori situazioni, in una interpretazione asettica e in un etichettamento sociale, è piuttosto diffusa e ha generato, almeno in Italia, un distanziamento e un conseguente disagio che non permette all’individuo di essere visto nella sua complessità e di essere accompagnato nella sua crescita personale. La domanda che allora sorge spontanea è: che cosa significa relazione d'aiuto? In cosa consiste aiutare qualcuno con gli strumenti della psicologia o della psicoterapia? A quali problematiche fa riferimento tale relazione? La risposta non è semplice se cerchiamo di trovarla all'interno di confini semantici propri della medicina classica, come sarebbero quelli di "patologie", "sintomi", "malattie" o "disturbi". Un territorio linguistico sicuramente più sobrio e consono ad un modello epistemologicamente orientato alla com-prensione piuttosto che alla spiegazione (per dirlo in termini fenomenologici), sarebbe contraddistinto da parole come "difficoltà", "disagio", "disorientamento" e "ignoranza", intesa ovviamente come mancanza di conoscenza di sé. Termini che a ben guardare farebbero riferimento a percorsi esistenziali complessi più che a isolate e a catalogate manifestazioni dell'essere. E' chiaro che, posta in questo modo, la questione sembrerebbe limitata ad un uso proprio/improprio del linguaggio e che la sostanza sia ben altra cosa. Ma l'esperienza che in anni ho potuto maturare in psichiatria, prima, e in psicoterapia poi, mi dice in realtà esattamente l'opposto, cioè che molto spesso sono proprio gli equivoci linguistici a generare o alimentare i pregiudizi semantici. Parlare di depressione ad esempio senza conoscere la storia di un individuo, generalmente spinge l'operatore d'aiuto a intraprendere percorsi relazionali che camminano sugli stessi pregiudizi che la persona ha della “sua” depressione.

Il cambiamento possibile

Da ormai diversi anni pratico e studio la Mindfulness come campo di integrazione con la psicoterapia. Se la mia esperienza è cominciata nel modo più diretto, con la meditazione Vipassana dei monaci Theravada in Thailandia, l’applicazione più diffusa in occidente che traduce alcune delle pratiche sapienziali basate sull’osservazione del respiro e dei fenomeni percettivi è proprio la Mindfulness, che, attraverso l’approfondimento e la ricerca scientifica qui in Italia, mi ha dato modo di proporre percorsi individuali e gruppali di consapevolezza e crescita personale. I concetti fondamentali che mi hanno permesso tale integrazione sono da rintracciare anche nel mio approccio terapeutico, e cioè la fenomenologia e l’esistenzialismo. Prendersi cura di una persona, infatti, prevede quella che in fenomenologia si chiama epochè, la sospensione del giudizio in favore dell’accettazione. Non c’è cambiamento possibile senza accettazione e riconoscimento di quel che c’è, che sia una risorsa sottovalutata o un limite di cui tenere conto. Come diceva Sartre “È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei”, ovvero che non è tanto importante quello che ti capita nella vita, ma cosa ci fai.
Lo scopo invece di un percorso di aiuto psicologico, che può andare dal sostegno alla psicoterapia a seconda dei bisogni della persona in un dato momento esistenziale, è la valorizzazione dell’esperienza individuale e la promozione della qualità della vita. La complessità dell’esperienza umana è tale che dipanarsi tra emozioni, pensieri e comportamenti spesso in conflitto tra di loro e con le relazioni significative richiede necessariamente il confronto con uno specialista. Giungere a questa conclusione, in genere, è già un discreto passo avanti perchè permette alla persona di aprire il sentiero del cambiamento e provare a uscire dal pantano dell’immobilità. Perchè in effetti è proprio la paura di muoversi dal conosciuto, anche quando il conosciuto è fonte di disagio più o meno profondo, a immobilizzare la persona e a impedirle di fare un passo verso la richiesta d’aiuto. E gran parte della psicologia contemporanea e della cultura mediatica non aiuta di certo la persona a compiere quel passo, proponendo spesso un’idea stigmantizzante del disagio psicologico o, ancora più gravemente, proponendo una figura professionale, quella dello psicologo, banalizzata e stereotipata, appiattita o sul versante medico o su quello televisivo.
Aiutare una persona invece è la rara abilità di aiutare ad aiutarsi. E richiede tre complessi passaggi evolutivi: la presenza, la consapevolezza e la responsabilità.

Quale professionista mi può aiutare?

Posto che scegliere di farsi aiutare è sempre, nella nostra cultura, un discreto atto di coraggio, e considerando quanto diffusa sia l'idea che "andare dallo psicologo significa essere matti" e che per questo fino a non pochi anni fa si rischiava di finire in manicomio o peggio di doversi vergognare di fronte alla comunità più prossima, le garanzie formali e deontologiche non riducono a mio avviso il rischio di incontrare comunque la persona sbagliata che non sia in grado di aiutarci. Essendo la relazione d'aiuto fondamentalmente una relazione basata sulla qualità dello scambio esistenziale tra due individui, io credo che l'unica garanzia formalmente significativa per un cliente invischiato nell'ardua scelta del suo terapeuta, sia unicamente il pregresso percorso di richiesta d'aiuto del terapeuta stesso. In altre parole se, con chi e per quanto tempo egli stesso è riuscito a farsi aiutare nella sua formazione.

Come Psicologo e Psicoterapeuta, oltre ad esercitare nel mio studio nel Quartiere Trieste-Africano a Roma, lo Studio Koinè di Via Tigrè 77, ormai da diversi anni ho attivato servizi di consulenza on line e di vera e propria terapia on line, consapevole del fatto che, oltre ad essere in questo momento necessaria una offerta che permetta il proseguimento del percorso anche quando non è possibile per ragioni sanitarie (covid-19), nello sviluppo tecnologico attuale è possibile mantenere una certa qualità di rapporto anche a distanza, per persone residenti in paesi lontani o che hanno difficoltà oggettive allo spostamento fisico.

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