In cosa consiste la crescita personale?

La maggior parte dei blog e degli articoli che parlano di crescita personale mettono spesso l’accento sul concetto del trovare un percorso personale di miglioramento della vita, ma si appoggiano su un’idea della vita stessa strutturata su quella della performance: come ottenere successo, come vincere, come rialzarsi dopo una sconfitta o, più generalmente, come diventare se stessi, come se in questo “se stessi” però si intravedesse sempre un’ideale condiviso fatto di cose condivise.

La stessa parola resilienza, attualmente diffusa in una grandissima quantità di contributi divulgativi di carattere psicologico da professionisti della relazione d’aiuto, viene spesso usata per promuovere un concetto di benessere basato implicitamente su quello di vittoria.

“Ha vinto la battaglia contro il tumore”, “è stato un guerriero”, “una forza di volontà straordinaria”… sono tutte espressioni spesso associate a questi concetti, che sottintendono però che chi non ce l’ha fatta è perché non è stato abbastanza forte e che l’eroe moderno può essere anche l’uomo comune basta che si impegni con “tutto se stesso”.

Scontato dire che questo tipo di cultura a me non piaccia e che il modello di crescita personale a cui faccio riferimento è sensibilmente differente. Per quanto mi riguarda è la possibilità che una persona si dà di intraprendere un viaggio, un percorso di conoscenza. E la conoscenza è crescita per definizione, dovunque essa porti. Sostenere il vuoto della mancanza di un obiettivo palese (come potrebbe essere appunto quello del successo) è parte del processo di crescita, che comincia in compagnia di un professionista ma che può continuare per tutta la vita in completa autonomia.

Quando è utile un percorso di Crescita Personale con lo Psicologo?

In teoria sempre. In pratica quando ne nasce il bisogno e spesso questo avviene nei momenti di difficoltà esistenziale. Quando le persone non riescono più a trovare un senso a quello che fanno e a quello che stanno vivendo, quando l’ansia di domande senza risposte diventa invasiva e soprattutto quando l’orizzonte esistenziale comincia ad essere stretto, con poca prospettiva e il malessere che ne deriva un campanello d’allarme da ascoltare per cercare nuovi percorsi

Che differenza c’è tra crescita, sviluppo, miglioramento ed evoluzione?

Lo sviluppo dell’essere umano, per quanto la maggior parte delle teorie psicologiche indichino parametri di riferimento omogenei e fasi uguali per tutti, ruota intorno a dinamiche adattive diverse per ciascun individuo a seconda del contesto culturale, sociale ed affettivo. La crescita, fin dalla nascita per arrivare alla morte, avviene sempre in relazione al mondo esterno che, dalle figure genitoriali alle relazioni più mature, può essere fonte di stimoli evolutivi ricchi e complessi come anche di difficoltà esistenziali talvolta insuperabili. Evolversi, nell’ottica di un processo di autonomizzazione e individuazione, spesso significa anche separarsi, processo di sviluppo che comincia con lo svezzamento per arrivare alle relazioni mature (dove per separarsi si intende certamente dalle persone esterne ma soprattutto da parti di sé non più funzionali, in un’ottica psicologica in cui le persone non siano monoliti dominati da un Io isolato, ma, piuttosto, da un insieme di parti con pari dignità e che talvolta possono anche essere in conflitto tra loro). Ma è chiaro che l’imprinting dato dalle prime relazioni affettive, nutrimento essenziale nelle prime fasi dell’esistenza e protezione necessaria affinché la fragilità dell’infanzia non diventi un pericolo per la sopravvivenza stessa, spesso rimane un vincolo dinamico per tutte le successive relazioni dell’età adulta, creando meccanismi inconsapevoli di dipendenza emozionale, rifiuto pregiudiziale e di un’infinità di automatismi e condizionamenti che limitano la libertà di scelta e l’autonomia emotiva. L’evoluzione ha dato all’organismo dell’essere umano una serie di “programmi” adattativi che, se da un lato ci permettono di sopravvivere e di evitare i pericoli, dall’altro comportano condizionamenti non adeguati alla complessità della vita di relazione ed è per questo che vanno individuati qualora diventino disfunzionali e “migliorati” nell’ottica della qualità della vita anziché della mera sopravvivenza. Ma è ovvio che migliorarsi, nella società della performance, come si accennava prima, può essere inteso come un processo che porti al successo e alla vittoria o all’adeguamento a un determinato standard sociale, mentre in quella della crescita personale, come viaggio avventuroso alla ricerca di se stessi, dei propri desideri e dei propri sogni esistenziali.

Che differenza c’è tra crescita personale e mindfulness?

La crescita personale per poter avere un sostegno funzionale alla ricerca dei propri desideri e dei propri sogni si deve appoggiare sulla consapevolezza come strumento di osservazione di se stessi, delle proprie dinamiche disfunzionali e dei propri limiti e risorse interne. La mindfulness, propriamente tradotta come presenza mentale, diventa quindi un campo metodologico essenziale per il raggiungimento della consapevolezza e di quella responsabilità esistenziale necessaria al cambiamento desiderato al fine della crescita personale.

Meditazione e crescita personale sono la stessa cosa?

La meditazione (almeno quella di origine sapienziale buddhista), che è parte integrante delle pratiche centrate sulla mindfulness, non corrisponde automaticamente a crescita personale. Il diventare mindful o lo sviluppo della consapevolezza nella maggior parte dei casi non si traducono immediatamente in cambiamento. La crescita personale passa inevitabilmente sia dallo sviluppo della mindfulness sia dalla responsabilità della scelta in direzione del cambiamento. Cambiamento che, nella maggior parte dei casi comporta scelte difficili, separazioni inevitabili e apertura mentale verso il nuovo.

Da dove partire?

Dall’accettazione. Che non significa rassegnazione, ma accoglienza consapevole dei propri limiti, delle proprie risorse e dei propri bisogni. Ma senza una curiosità nei confronti della vita e di se stessi, difficilmente un percorso di crescita personale può avere luogo. La crescita personale richiede un impegno che non può prescindere la disponibilità a mettersi in gioco, a scoprire parti di sé celate dietro gli automatismi esistenziali, a valorizzarle senza pregiudizi e integrarle alla ricerca di una nuova configurazione di se stessi. L’aiuto di un professionista esperto in questo tipo di percorsi diventa quindi necessario per farsi accompagnare nella ricerca, in un clima di accoglienza, assenza di giudizio e creatività.

Crescita personale e ricerca della felicità sono la stessa cosa?

La ricerca della felicità è un mito che si fonda su una considerazione implicita, ovvero la prima Nobile Verità indicata nel Buddhismo: che la vita è fondamentalmente insoddisfazione e sofferenza. È per questa spesso inconsapevole certezza che si cerca invece la felicità. Ma la felicità non è certo uno standard uguale per tutti, un assoluto declinabile di volta in volta per ciascun essere umano. Al contrario è uno stato rintracciabile saltuariamente in un qui e ora che per ciascun essere umano è fatto di cose sempre diverse. Molto spesso la nostra mente tende a spostarsi indietro nel tempo o avanti nel futuro, alla ricerca di qualcosa di bello che c’è stato, come un ricordo felice, o di una prospettiva irraggiungibile, un progetto esaltante. Quello che sempre manca invece è lo sguardo su ciò che c’è, la bellezza intrinseca di un mondo che attimo per attimo si propone e svanisce per riproporsi in una concatenazione all’infinito. La felicità dimora nella bellezza e la bellezza la possiamo trovare nel mondo che viviamo se siamo addestrati ad osservarla, a respirarla, a odorarla, ad assaporarla e a toccarla. La bellezza è nel qui e ora e nel nostro sguardo se solo imparassimo a fermarlo nel presente, ad estenderlo nei sensi e a coglierne il potere percettivo ad li là delle nostre proiezioni, delle nostre avversioni e, soprattutto, dei nostri giudizi. La crescita personale consiste quindi proprio in questo addestramento percettivo nel saper cogliere la bellezza del mondo che un velo di ignoranza (nel senso letterale del termine), alle volte molto sottile altre molto denso, copre al nostro sguardo. Non c’è una strada precostituita o una ricetta valida per tutti coloro che sono interessati alla ricerca della propria felicità. Ma solo un viaggio senza destinazione finale.

Come faccio a capire se ho bisogno di uno psicologo per la crescita personale?

Uno psicologo diventa quindi una specie di guida nella metafora del viaggio. È ovvio come sia impossibile conoscere tutte le tappe, tutti i luoghi e tutti i mezzi che ciascun individuo troverà sul proprio cammino, ma saper guidare implica il saper riconoscere gli ostacoli più comuni, i sentieri più interessanti e meno pericolosi così come i luoghi presumibilmente più fecondi di scoperte e avanzamenti. Uno psicologo addestrato alla presenza nel qui e ora è un accompagnatore non giudicante, un facilitatore di esperienze creative e condivise nella crescita personale.

Posso fare a Roma un percorso di crescita personale?

Presso lo Studio Koinè in via Tigrè 77, nel quartiere Triste-Africano. I percorsi di crescita personale possono essere sia individuali che gruppali. Gli unici requisiti imprescindibili sono la curiosità personale e la disponibilità intellettuale. Un colloquio di conoscenza individuale è richiesto e finalizzato a capire l’esistenza dei requisiti suddetti e l’eventuale esistenza di condizioni ostative quali patologie gravi o impossibilità a mantenere una continuità degli incontri.

Cosa dicono i partecipanti alle mie sedute a Roma

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