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Migliorare la comunicazione di coppia in 10 passaggi

Segni e sintomi dell'anoressia

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Migliorare la comunicazione della coppia è possibile, ma è necessario che le persone coinvolte si impegnino e che vogliano veramente questo cambiamento.

Comunicare è uno dei bisogni umani più importanti a livello antropologico e sociale. Sin da piccoli cerchiamo di relazionarci con il mondo esterno partendo dall’esplorazione di ciò che ci circonda fino a intraprendere il percorso della parola finalizzato a scambiare informazioni con la famiglia e l’esterno. Si tratta di una fase di orientamento iniziale che punta dritto verso delle abilità che verranno affinate sempre più nella vita ovvero persuasione e dibattito. Naturalmente, i nostri primi argomenti orali sono in genere frasi di una o due parole. Non c’è verso o parola detta da un bambino che non abbia un senso: è tutto pieno di significato, come può esserlo un gesto o il primo lamento per far presente che si ha fame.

Nel corso degli anni e delle esperienze di vita, a plasmare le modalità comunicative incidono sicuramente le istituzioni più forti e presenti nel cammino di ognuno di noi: la famiglia, la scuola, i compagni di gioco, gli amici nelle comitive, il mondo del lavoro. Ogni fase e ambito richiedono tecniche e linguaggi appropriati che spesso ereditiamo dalle abitudini: se in famiglia è forte la tendenza ad alzare la voce per ottenere attenzione e prendere la parola, di conseguenza in comitiva o sul lavoro penseremo che questa modalità sia quella adatta al contesto; se invece siamo taciturni o parliamo solo quando veniamo coinvolti, matureremo si una propensione all’ascolto ma a discapito di skill sulla capacità di confronto e di dialettica.

Nella coppia la diplomazia è una qualità desiderabile

In un mondo perfetto, impareremmo tutti presto che la comunicazione "dare e avere" può essere molto più produttiva che cercare di rivendicare unilateralmente senza prendere in considerazione il feedback degli altri. La diplomazia è un'abilità che vale la pena imparare. Il bisogno di diplomazia non si sente solo nelle relazioni internazionali, è anche molto prezioso in quelle più immediate e a noi vicine.
Una delle aree più frequentemente focalizzate sulla terapia di coppia è la capacità di comunicazione. Indipendentemente dalla tua età o dalla durata della tua relazione, essere in grado di impegnarsi in discussioni efficaci con il tuo partner probabilmente si tradurrà in un rapporto e in una soddisfazione sessuale più elevata.

Uno studio sulle coppie in età universitaria (Mark & Jozkowski, 2013) ha indicato che gli interpellati apprezzavano una comunicazione efficace in termini di dialogo e che questa aumentava il loro piacere nella relazione in generale.
Se non sai come chiedere ciò di cui hai bisogno, è meno probabile che le tue esigenze vengano soddisfatte. Fortunatamente, non è mai troppo tardi per migliorare le proprie capacità di comunicazione e aumentare le possibilità di essere ascoltati e compresi. Una comunicazione efficace richiede la padronanza dell'ascolto attivo: questa abilità è una parte standard del curriculum nella maggior parte dei programmi di preparazione alla professione di aiuto, ma è anche utile per chiunque cerchi di migliorare la propria efficacia nelle negoziazioni e nelle relazioni (pensiamo ai manager, capi vendita, formatori, figure di riferimento professionale in generale).

10 passaggi per discutere dal banale al traumatico con il tuo partner

1 - Mettiti comodo e se il tema nasconde insidie per l’argomentazione, cerca un posto neutro, tranquillo e confortevole. Evita per esempio di parlare di soldi e questioni economiche quando sei a letto o quando sei alla guida.

2 - Dai al partner tutta la tua attenzione: spegni o metti giù qualsiasi dispositivo o supporto nei paraggi che possa distogliere l’attenzione e portar via la concentrazione. Avvicinati un po' al partner. Lascia che il linguaggio del tuo corpo invii un messaggio di connessione, soprattutto se sei preoccupato che l'argomento possa creare distanza, in particolare nella fase iniziale del dialogo.

3 - Guarda il tuo partner e fallo puntando agli occhi. Non cercare di fissare il tuo partner, ma non inviare nemmeno un messaggio di esitazione o di qualsivoglia timore nell’affrontarlo. Se i tuoi occhi vagano, riportali sul viso della persona che hai di fronte: è il punto di partenza per ogni buona comunicazione.

4 – Apriamo le conversazioni esponendo in prima persona alcuni spunti utili alle riflessioni di coppia, anche per evitare di mettere sotto pressione subito il partner. Questo non implica puntare il dito se ci sono aspetti che non funzionano: ricorrere al “tu vs io” è quanto di peggio può accadere in una relazione affettiva. Occorre controllare emozioni e sensazioni che potrebbero alterare il piano comunicativo: meglio usare un linguaggio dal quale emerge la propria consapevolezza che ognuno di noi è responsabile dei propri pensieri e dei propri comportamenti.

5 - Invita il tuo partner a condividere le sue percezioni affidando il discorso a una domanda aperta: in questo modo, l’altro si sentirà libero di esprimersi con più parole e avrà anche modo di esplorare con te qualcosa di irrisolto o che merita un intervento da ambo le parti.

6 - Non interrompere il tuo lui o la tua lei se sta parlando e argomentando: rimani concentrato, attento e connesso. Se qualcosa non ti convince devi attendere il tuo turno per le osservazioni e il confronto del caso: l’ascolto e il rispetto dello spazio altrui sono fondamentali sia a livello interpersonale sia per gli equilibri comunicativi della coppia.

7 - Rifletti su quanto il tuo partner sta dicendo e vuole dirti: accertati che ci sia comprensione sui contenuti. Oltre a restituire un quadro coerente ed esaustivo del discorso, evidenzia interesse per le argomentazioni altrui e alimenta la giusta considerazione dello spazio di espressione del partner creando anche coinvolgimento. Il tutto volge lo sguardo verso un altro cardine dei rapporti: l’empatia. Condividere e comprendere la prospettiva del partner ci dice anche una cosa: è incredibile quanto una relazione possa apparire diversa a due persone diverse.

8 - Usa un linguaggio collaborativo e riconosci che quando voi due siete in una stanza o seduti al tavolo in cucina, c'è una terza entità presente: la relazione. Ai consulenti viene insegnato che lavorare con due persone che hanno una relazione significa che ci sono "tre clienti nella stanza, ogni membro della coppia e la relazione stessa". Ciò che tu o il tuo partner pensate sia giusto e il “meglio" per voi stessi o l'uno per l'altro potrebbe non riflettere ciò che è "meglio" per la relazione.

9 - Se c'è un problema che stai cercando di risolvere, comunica le tue idee e le proposte per arrivare a soluzioni, lasciando una esitazione volontaria al fine di innescare il coinvolgimento diretto dell’altro o dell’altra. Forse qualcosa come "Beh, forse potremmo provare..."; oppure, "E se lo facessi... e tu lo facessi..."; o, forse ancora meglio, "Sono bloccato. Cosa pensi che dovremmo fare dopo?"


10 - Mantieni la comunicazione fluida, sii disposto ad ascoltare, assicurati di ricevere correttamente il messaggio che il tuo partner sta inviando e non aver paura di dire che non hai compreso il senso. Una cattiva analisi può portare a comunicazioni alterate: le informazioni devono essere chiare sia quando vengono diffuse sia quando vengono rielaborate perché da queste dipendono le azioni future e il successo della coppia.

Se pensi di aver bisogno di uno psicologo a roma per la terapia di coppia, usa il form per contattarmi.

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Salvare un potenziale divorzio con la terapia di coppia

Quali sono le differenze tra uno psicologo clinico e un terapista

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Il matrimonio è una tappa fondamentale nella vita di coppia poiché sancisce la volontà di un’unione duratura e condivisa: dietro un “sì” ufficiale ci sono scelte, decisioni, prospettive comuni nella coppia. Si tratta di un nuovo punto di partenza nel percorso insieme, un ulteriore step nel cammino che può anche presentare ostacoli, imprevisti o difficoltà.

In casi con criticità o dubbi è giusto chiedersi come comportarsi per tenere saldo il matrimonio o anche per capire se il passo verso il matrimonio stesso sia privo di incertezze personali.

Molti dati a livello globale parlano sì di un costante ricorso al divorzio ma emerge la tendenza a spostare più avanti con l’età l’appuntamento con il matrimonio: un segnale questa che esplicita un nuovo atteggiamento culturale frutto di valutazioni pragmatiche e comprensive di analisi (impegno economico, impatto del lavoro sulle vite, nuova normalità) che devono portare verso una prospettiva confortante e teoricamente stimolante.

A livello di intervento su questi aspetti può essere necessario ricorrere all’aiuto di un professionista che avrà il compito di migliorare le relazioni personali e interpersonali focalizzandosi sul benessere mentale e gli equilibri da preservare.

Occorre però affrontare in modo ampio e completo tutto l’orizzonte che comprende gli aspetti accennati fornendo una lettura trasversale del mondo “matrimoniale”.
Partiamo quindi dalla definizione di matrimonio, un legame tra due persone che in molte culture, anche se non in tutte, è definito tra un uomo e una donna.

Diventa un meccanismo di affermazione sociale attraverso il quale si si rafforza e si perpetua la specie. Da un punto di vista sociologico, il matrimonio crea legami nei gruppi e tra i gruppi di persone, portando anche al “successo” nel gruppo stesso.

In chiave psicologica il focus è sulla coppia

cosa unisce e li tiene insieme;

cosa può portare alla rottura;

in che modo l’unione influisce sul loro benessere, salute e felicità (o anche, in che modo il divorzio influisce sulle stesse variabili);

in che modo avere figli influisce sul vincolo matrimoniale; in che modo il divorzio influisce sui bambini;

in che modo lo stress interviene nella relazione o come la mancanza di intimità altera i meccanismi;

quali sono i fattori che portano al divorzio;

quanto incide l’educazione e la formazione personale sulla relazione sentimentale.

Questi fattori sono determinanti affinché un terapeuta intervenga con più completezza nella relazione al fine di salvaguardare gli equilibri e scongiurare il peggio.

Le relazioni possono essere complicate

a parte noi stessi, nessuna persona nella nostra vita adulta ha la stessa influenza sulla nostra salute e sul nostro benessere quanto il nostro coniuge. Ma quando le cose non funzionano, la situazione può peggiorare: litigi o battaglie a tutto campo possono complicare la gestione del dolore. Diventa così importante e utile affidarsi ad un terapeuta il quale orienterà le azioni tra le teorie più note ed efficaci.

Teoria dello scambio sociale

La teoria dello scambio sociale afferma che ci sono costi e benefici nelle potenziali interazioni. Le persone analizzano ogni situazione per determinare i rischi e i benefici.

Auto-rivelazione cognitiva

Edward Waring ha ipotizzato che il modo per costruire l'intimità sia attraverso la rivelazione di sé: è simile al “Gioco degli sposini” con domande che e risposte che consentono di ottenere informazioni in modo divertente e non minaccioso. Secondo Leeuw (2015), Waring ha definito l'intimità per otto dimensioni: risoluzione dei conflitti (la facilità nel risolvere le divergenze); affetto (il grado di vicinanza emotiva espressa); coesione (la sensazione che i coniugi siano impegnati nel matrimonio); sessualità (comunicazione e soddisfazione dei bisogni sessuali nel matrimonio); identità (il livello di fiducia in sé stessi e di autostima della coppia); compatibilità (avere la stessa lunghezza d’onda sui vari aspetti della vita coniugale e non); autonomia (rendersi indipendenti da famiglie di origine e prole); espressività (grado di condivisione di pensieri, convinzioni, atteggiamenti e sentimenti tra i partner).

Teoria duplice dell'amore

Sviluppata da Robert J. Sternberg, questa teoria ne combina altre due, la triangolare e quella dell'amore. La prima combina intimità, passione e decisione/impegno: il centro dell'intimità è la vicinanza, la connessione e il legame nella relazione; il romanticismo, l'attrazione fisica e il sesso costituiscono l'elemento passione mentre sul versante decisione/impegno non è necessaria la contemporaneità dei due aspetti (ad esempio, una persona potrebbe decidere di amare qualcuno, ma non perseguire un impegno a lungo termine, potrebbe anche impegnarsi in una relazione senza ammettere il proprio amore.

Teoria dell'amore come storia

Ognuno di noi ha sempre iniziato a fantasticare su una relazione futura: su quali basi ha immaginato il partner?

Come sono state individuate le qualità? Secondo Sternberg ci sono 26 categorie o assi, dei tasselli che se ben incastrati ed equilibrati possono alimentare in modo sano la vita in coppia. Tra queste spiccano sicuramente dipendenza, fantasia, gioco, coltivazione (intesa come cura del rapporto), governo (predominio di uno dei due), democrazia (equa divisione del potere), storia, umorismo, sacrificio, viaggio, creazione (ogni cosa fa parte di un tutto), conflitto (inteso come confronto sui problemi e conseguente volontà di risoluzione), apprendimento (insegnare a dare e avere).

Il metodo Gottman

John e Julie Gottman hanno creato la “Sound Relationship House Theory” che ha l'obiettivo di ridurre i conflitti e aumentare l'intimità. Ciò include un focus sul rispetto e l'affetto. Si agisce in terapia come se ci fosse da costruire una casa composta da 7 livelli circondati da fiducia e impegno, che fungono da isolanti.

I livelli sono: creare mappe dell'amore (conoscere i sogni, i valori e gli obiettivi del tuo partner con domande aperte); condivisione di affetto e ammirazione; attenzione (ascolto attivo e percezione dei segnali altrui); prospettiva positiva (non cadere nella negatività e nell’inerzia di situazioni difficili); gestione dei conflitti (molte coppie non li risolvono perché non hanno mai attivato la ricerca di strumenti, molte altre ricorrono invece a piani sani come l’umorismo o l’assunzione di responsabilità); realizzare i sogni (è giusto avere obiettivi e aspirazioni ma non devono ostacolare l’equilibrio di entrambi); creare un significato condiviso (unità di intenti, visione accettata della costruzione di qualcosa con riconoscimento dei ruoli).

I cinque linguaggi dell'amore

Gary Chapman è partito da cinque comportamenti essenziali per un matrimonio sano, felice e duraturo: amore e affermazione; imparare a gestire i fallimenti attraverso il perdono e le scuse; imparare a gestire la rabbia; imparare ad ascoltare; accettare e ridere delle piccole irritazioni. Questi elementi sono alla base delle “5 lingue” ovvero: le parole di affermazione (utilizzo di cortesia, educazione, termini positivi); i regali (il classico pensierino, la sorpresa di un dono inatteso); il servizio (collaborazione); tempo (dare qualità ai momenti passati insieme); tocco fisico (avere contatti teneri, affettuosi).

Ma quali sono i diversi tipi di matrimonio?

Intanto potremmo partire da una distinzione base tra civile e religioso. A seguire troviamo differenze in termini di stile o interazione, in termini sociologici sono: poliginia (forma di matrimonio plurimo in cui all'uomo sono consentite più mogli, può anche essere sororale o non sororale se prevede o meno la presenza di sorelle); poliandria (una moglie, più di un marito). A seguire parliamo di matrimonio di gruppo (due o più uomini e donne si uniscono come coniugi comuni e i bambini appartengono al gruppo) dove prendono forma la monogamia (un uomo e una donna) e il matrimonio aperto (consente a entrambe le parti di fare sesso con qualcuno diverso dal proprio coniuge). Questa non è considerata infedeltà dalla coppia. Potrebbero anche farlo in coppia, ad esempio, lo "scambio" è un tipo di matrimonio aperto.
Secondo il Gottman Institute ci sarebbero cinque tipi di matrimonio derivanti dalle dinamiche al suo interno: senza conflitti (coppie con aree comuni di accordo in cui sono interdipendenti e hanno confini stabiliti); coppie volatili (i partner tendono a impegnarsi nella persuasione e nel dibattito, ma sono rispettosi l'uno dell'altro e quando si discute, viene usato l'umorismo); convalida delle coppie (mix delle precedenti, si ricorre al compromesso); coppie ostili (alti livelli di difesa e critica, poca o nessuna presa di prospettiva e molto disprezzo); coppie ostili e distaccate (distacco e disinteresse, ultimo stadio prima del divorzio)

Lo scopo della terapia non è dare la colpa.

Sebbene ci siano diversi approcci che un terapeuta può utilizzare, la colpa non è uno strumento efficace. I terapisti forniscono alla coppia lo spazio per esplorare e rivitalizzare la loro relazione.
La chiave è trovare un terapeuta il cui approccio possa funzionare per il matrimonio e la famiglia: il suo ruolo è fornire alle coppie una prospettiva oggettiva sulle esperienze condivise. Spesso fornisce risorse e strumenti con cui le coppie possono sperimentare al di fuori delle sessioni. Questi possono includere diverse tecniche di comunicazione e piccoli cambiamenti comportamentali.

Terapia breve orientata alla soluzione (SFBT)

Sviluppata da Steve de Shazer, Insoo Kim Berg e colleghi negli anni '70, è orientato al futuro e diretto agli obiettivi ponendo attenzione al presente piuttosto che al passato enfatizzando la definizione di obiettivi chiari e realistici.

Terapia focalizzata sulle emozioni (EFT)

Si punta a dare alle coppie il modo di comprendere e riorganizzare le loro risposte per creare un legame relazionale più sicuro. Il cambiamento avviene nel processo.

Il terapista crea uno spazio sicuro

L’intervento terapeutico è sempre finalizzato a stabilire un percorso unico poiché ogni coppia ha le sue dinamiche ed è formata da partner con un loro vissuto. Sono necessari sforzi da ambo le parti (staccarsi dal nucleo familiare di provenienza, trovare più punti d’accordo, avere interessi e attività da svolgere insieme dividendo responsabilità e incombenze).

Ogni coppia sviluppa dinamiche che possono prevedere un leggero squilibrio o addirittura evidenziare una forte asimmetria: affidarsi ad una terapia con un consulente può aiutare a individuare le criticità con un intervento specifico.

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Come migliorare la comunicazione nella terapia di coppia

Terapia di coppia, esercizi e spunti per una relazione migliore

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Una coppia basa gran parte della propria integrità grazie alla comunicazione: è importante regolarla e renderla altresì centrale per equilibrare il legame e dare sostanza al rapporto. Ognuno dei partner deve innanzitutto essere consapevole delle proprie modalità comunicative, del proprio stile e del concetto di comunicazione con focus sull’altro.

Nella relazione l’efficacia della comunicazione è determinata quindi dall’azione dei flussi del partner:

coomunicare è anche mettersi alla prova, farsi percepire e percepire l’altro. Parlare, ascoltare, prendersi tempo, utilizzare il linguaggio adeguato in determinate situazioni non è altro che l’invio di un messaggio che può dire molto di noi e aiuta a capire di più la natura dell’altro.

Ci sono sei bisogni fondamentali che tutti gli esseri umani condividono, ma ognuno di noi dà loro un peso diverso e quindi un posto diverso in una ipotetica classifica. Una volta scoperto quali sono i bisogni che contano di più per il tuo partner, saprai come comunicare con il tuo partner e in un modo che li soddisfa e li soddisfa.

Il primo è il bisogno di certezza

che ci spinge a cercare il piacere ed evitare dolore, stress e rischi emotivi.

Il secondo è il bisogno di varietà.

L'incertezza non fa sempre paura se sai come comunicare con il tuo partner.
Le relazioni richiedono sfide sane che consentano ai partner di crescere insieme. Man mano che impari a comunicare meglio, scoprirai che la varietà mantiene le cose divertenti ed eccitanti con il tuo partner.

La significanza è il terzo bisogno umano

tutti dobbiamo sentirci unici e importanti. La comunicazione è la chiave di questo particolare desiderio perché il tuo partner ha bisogno di sapere che hai bisogno di lui/lei, in un modo singolare - che soddisfano i tuoi bisogni in modi che solo loro possono.

Il quarto racchiude la connessione e l'amore.

Una comunicazione efficace nelle relazioni ci fa sapere che siamo amati e può farci sentire più vivi, ma l'assenza di amore può causare dolore come nient'altro può fare. Troppo spesso diciamo automaticamente "ti amo" per risolvere un conflitto con i nostri partner e dimentichiamo di mostrare amore in un modo reale e tangibile che parla ai bisogni del nostro partner. Inverti questo schema: mostra consapevolmente al tuo partner che lo ami ogni giorno, in un modo che risponda alle sue preferenze e bisogni personali. Imparare a migliorare la comunicazione in una relazione significa capire quale "lingua" il tuo partner capisce meglio e dargli amore in quel modo.

La crescita è il quinto bisogno umano.

L'esperienza umana è di movimento e senza una crescita costante, le nostre relazioni diventeranno statiche, abuliche. Occorre crescere, e comunicare può aiutare entrambi.

Il sesto e ultimo bisogno umano è il dare e avere.

Considera cosa dai al tuo partner e come puoi dare di più. Quando la comunicazione nelle relazioni è forte, entrambi i partner sono in grado di trovare continuamente modi nuovi e migliori per contribuire alla felicità dell'altro.
Una chiave importante per raccogliere tutto ciò è nel determinare se le esigenze del partner vengano quindi soddisfatte: è necessario, in tal senso, fare le domande giuste e poi ascolta profondamente le risposte. La chiave per come comunicare in una relazione spesso non è affatto nella comunicazione verbale effettiva ma nel modo in cui ascoltiamo il nostro partner.

Un ulteriore mattoncino è quello legato all’onestà e all’apertura

Essere chiari con i sentimenti e con le esigenze rende tutto più tangibile, non serve al contrario evitare il confronto o interrompere un dialogo se ci sono vedute diverse; altrettanto nocivo il lasciar andare le cose per inerzia o lasciarle irrisolto pensando che possa pensarci il tempo.

Da qui passa in modo trasversale il rispetto con tutto ciò che ne consegue in termini costruttivi e propostivi per il legame e l’importanza della presenza. Non accontentiamoci di condividere solo gli spazi ed esserci solo “fisicamente”: diamo sostanza al rapporto, puntiamo al dialogo, alla continua ricerca di scambi verbali con domande, richiesta di opinioni, curiosità: l’altro ci percepirà in modo più profondo e si sentirà più supportato soprattutto se ci troviamo alle prese con pensieri, in un momento difficile a lavoro o in una “giornata no”.

Il dialogo e la comunicazione in generale sono il collante dell’equilibrio emotivo e sentimentale in un legame.

Per continuare la crescita, impariamo a dare qualità a quanto diciamo: sia se vogliamo risolvere un problema sia per ottenere dei chiarimenti su qualcosa di controverso, utilizziamo parole efficaci e mai declinate alla negatività. Ciò necessita un’attenta valutazione della situazione e l’obiettivo deve essere sempre quello di risolvere per il bene di entrambi e non pensare ad avere solo ragione.

Di pari passo va anche la comunicazione non verbale: prossemica, gesti, espressioni possono dire più di 1000 parole e il nostro partner non deve fraintendere né ricevere informazioni sbagliate.
Non meno importante la voce: tono, timbro, velocità rivestono un ruolo importante sulla qualità del messaggio e sul modo di dialogare. Non deve prevalere chi alza di più il tono né bisogna interrompere l’altro: sono tutti intoppi che alimentano attriti. Ascolto e pacatezza devono essere alla base.

Se siamo in grado di utilizzare questi accorgimenti risulterà più agevole risolvere un contrasto o chiarire grazie al confronto.

Quando padroneggiamo il tutto, avremo anche la capacità di ricorrere anche a umorismo, autoironia, battute. Se con il partner abbiamo stabilito una comunicazione efficace ed equilibrata, ricorrere a uno di questi aspetti può facilitare alcuni meccanismi e alleviare potenziali situazioni tese.

Infine, regaliamoci sempre un sorriso: è ciò che l’altro merita, è ciò che tiene viva l’intesa e rafforza ogni momento vissuto insieme.

Se pensi di aver bisogno di uno psicologo per la terapia di coppia a Roma, contattami per un consulto.

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Terapia di coppia: quale aiuto può dare la gestalt?

Cosa sono le relazioni simmetriche e quelle complementari

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La Gestalt ha sempre avuto un ruolo di rottura rispetto alla "psicoterapia tradizionale" creando un dualismo “moderno vs postmoderno” con quest’ultimo che vede ognuno come creatore della realtà e non ricevitore passivi della "verità" oggettiva. Gli approcci possono comunque convivere in ambito terapeutico puntando a una prospettiva condivisa su ciò che costituisce la verità fondamentale rispetto alla realtà psicologica.

La psicoterapia della Gestalt occupa un posto interessante e, a volte controverso, nella storia della teoria e della pratica terapeutica sui problemi di relazione, soprattutto nel lavoro di coppia.

L'obiettivo principale della consulenza di coppia della Gestalt è aumentare la qualità, la facilità e la frequenza degli scambi tra i partner nella coppia (Wheeler, 1994). Nella misura in cui ciò accade, i partner diventano più presenti, vivi e consapevoli, quindi meglio connessi tra loro pur mantenendo, o addirittura aumentando il loro rispetto per la loro separatezza (Borofsky R. & Borofsky A.K., 1994).

Questo punto è rafforzato da Wheeler quando afferma che la terapia della Gestalt è "intrinsecamente e necessariamente relazionale nella sua teoria e metodologia" e che l'intimità stessa è un bisogno primario di tutti gli individui. Intimità e cura delle relazioni interpersonali positive non sono solo il risultato dello sviluppo individuale, ma una componente centrale di uno sviluppo sano. Le coppie cercano l'omeostasi, quindi un partner è incline ad adattarsi ai problemi psicologici dell'altro e può persino resistere al sano cambiamento del suo partner se si verifica nel contesto della loro terapia individuale.

Per quanto riguarda il trattamento, i principali studiosi sintetizzano molteplici modelli e tecniche di terapia e implementazione di un modello in tre fasi così strutturato

1) sicurezza, stabilizzazione e definizione del contesto per il cambiamento;

2) riflessione sulle narrazioni traumatiche;

3) consolidamento di nuove prospettive, atteggiamenti e comportamenti.

Il modello fornisce le basi, mentre la sintesi di teorie e tecniche offre la massima flessibilità per soddisfare le esigenze cliniche di una determinata coppia.

Questo approccio è anche integrato non solo perché culture diverse “inquadrano” il trauma in modo diverso, ma perché ogni singola coppia presenta un insieme unico di punti di forza, sfide, obiettivi terapeutici e bisogni clinici. In un suo articolo inedito del 2014, Fisch 2014 sottolinea che la maggior parte dei modelli di consulenza di coppia non considera l'impatto unico di traumi passati sugli individui e sulle dinamiche relazionali all'interno di queste coppie.

La studiosa osserva che un passato traumatico infantile è particolarmente distruttivo nelle relazioni successive a causa dei suoi effetti negativi sullo sviluppo emotivo, cognitivo e psicologico.

I tre modelli comuni in cui Fisch identifica le coppie, includono la tendenza a sperimentare

1) livelli cronicamente alti di ipereccitazione emotiva;

2) livello cronicamente basso di eccitazione (ipo);

3) un partner sperimenta ipereccitazione, mentre l'altro è introverso o emotivamente inaccessibile (ipo).

Ogni modello riflette uno stato disregolato che interrompe la capacità di elaborare adeguatamente i problemi interpersonali, completare "tentativi di riparazione" dopo le discussioni e il godimento di una relazione generalmente stabile, flessibile o adattiva.
Così entra in gioco il ruolo del terapeuta il quale deve decifrare e ricostruire un nuovo spazio che simbolizzi e contenga le deficienze delle relazioni oggettuali del partner, modificandone le proiezioni. In altre parole, si identificano e riformulano le rappresentazioni distorte che si sono sviluppate nella relazione, sulla base delle prime esperienze traumatiche.

Nel tempo, la coppia apprende modalità nuove e più flessibili di risposte e comportamenti.

I principali punti di forza dell'approccio della Gestalt sono la sua intensa attenzione al modello costruttivista dell'esperienza, l'enfasi sul lavoro nel contesto del problema, la posizione del terapeuta come facilitatore del processo, l'attenzione sugli obiettivi generali (presenza e consapevolezza, che porta a migliori connessioni con gli altri) piuttosto che risultati specifici, e l'enfasi sui temi della vergogna come centrali ai problemi relazionali e alle loro soluzioni finali.

Date le sue radici umanistiche, la Gestalt tende a seguire la convinzione fondamentale che esiste una tendenza naturale per l'organismo umano a "crescere" nella direzione della salute, della funzionalità e dell'intimità, se è possibile stabilire le condizioni affinché tale crescita avvenga. È compito del terapeuta creare e mantenere quelle condizioni, non mirare a un risultato specifico nella terapia.

La chiave è che la Gestalt abbracci quella che chiamiamo teoria dei campi contingenti, che conserva il nucleo del modello costruttivista della realtà esperienziale, ma consente anche di accettare una visione più "oggettiva" dei fenomeni, a seconda che si stia prendendo un micro vs prospettiva macro.

Quanto agli aspetti pratici e all’intervento, nella terapia l’obiettivo principale è quello di aiutare ciascuno a confrontarsi con la realtà della propria storia traumatica, a riconoscere come essa abbia influenzato le proprie dinamiche relazionali attuali e a lavorare attraverso le conseguenze cognitive ed emotive del trauma, nel campo della propria corrente.

Per far ciò è necessario ricorrere a esercizi di comunicazione in stile Gestalt, aumentando la volontà di entrambi i partner nell’esprimere verità che non erano state espresse prima concentrandosi sul concetto di regolazione affettiva, cioè su come i due partner controllavano, sperimentavano e comunicavano individualmente e collettivamente le loro emozioni.

Esplorando apertamente queste domande l'una di fronte all'altra, la coppia può sviluppare una migliore comprensione e quindi empatia per

1) la fonte delle emozioni inquietanti dell'altro;

2) la lotta per controllarli;

3) le distorsioni nella loro comunicazione.

Come risultato di questo step entrambi i partner hanno trovato modi migliori per affrontare le proprie emozioni.

Questo esempio di intervento nella terapia di coppia, che integra gli approcci tradizionali con una base di teoria e pratica della Gestalt, mostra che tale lavoro non solo è possibile, ma può essere molto efficace.

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Cosa fare se marito o moglie hanno problemi psicologici

5 princìpi per una terapia di coppia efficace

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I ruoli all’interno della coppia vanno concepiti per garantire un equilibrio e nel rispetto delle responsabilità reciproche di marito e moglie. Spesso però le buone intenzioni non sempre bastano a forgiare un buon rapporto. Non si tratta solo di mancanze, ma al contrario quando l'aiuto diventa eccessivo, il legame col partner rischia di snaturarsi diventando genitorialità.

Uno squilibrio che ha ripercussioni ad esempio nell’intesa sessuale

Un rapporto sbilanciato graverà sull’attrazione poiché si rischia di diventare solo un rifugio per aiuto e supporto facendo scemare la magia dell’intimità. Essere troppo “mamma”, nel caso di una donna fin troppo protettiva, può generare una percezione anomala e indurre a valutare la presenza femminile nella coppia come non completa, centrata sul troppo intervento e orientando di conseguenza le attenzioni altrove, verso una persona che sia più una “amante” che una figura materna.

Ci sono alcuni modi in cui le persone possono diventare genitori o figli nel loro matrimonio.

Il modo più comune è che un coniuge bisognoso abbia paura della rabbia o del rifiuto dell'altro coniuge. Questo trasferisce il potere all’altro nella relazione, che è libero di comportarsi male come vuole. L'unico modo sano per uscire da questo e squilibrio è che venga superata questa tendenza altrui. Se non lo si fa, la connessione emotiva tra moglie e marito diminuirà gradualmente fino a diventare nulla: non ci sarà magari un divorzio o una rottura, ma entrambi andranno verso infelicità e perdita del ruolo trasformandosi più in compagni di stanza che partner.

Un elemento che può aiutare nel ristabilire un equilibrio è la condivisione

Deve essere una costante, una ricerca continua di situazioni che coinvolgano attivamente i due partner per evitare che la relazione venga tenuta in piedi in modo effimero o per paura di rimanere soli.

Negli sforzi condotti per amare e prendersi cura dell’altro, è probabile che si passi dall'empatia alla simpatia

L'empatia è un modo per connettersi attraverso sentimenti condivisi che ci rende simili al nostro partner favorendo l'uguaglianza e una connessione più intima; la simpatia, di contro, è un modo per prendersi cura di qualcuno o entrare in una sintonia di circostanza non basata su un effettivo bisogno affettivo tant’è che è tipica di una relazione verticale, come quella tra medico e paziente, insegnante e studente, genitore e figlio.

Sebbene, ad esempio, il ruolo di moglie includa in parte la cura del marito, questo non deve predominare se si vuole mantenere l'uguaglianza e il legame di coppia: non può essere la base di tutto o l’unico punto di partenza. Essere custode e consigliere dell’altro può far sentire importante, ma ha un costo: superata la difficoltà, l’altro potrebbe percepire il partner come una figura amica e non averne più bisogno orientandosi alla ricerca di chi fornisce più empatia che supporto.

Alcuni aiuti sono più utili di altri: aiutare qualcuno non significa sempre fare qualcosa per lui. È importante chiedersi se, quando si interviene, sia in atto un soccorso o un intervento pensato a non aver bisogno delle cure. Per quanto possibile, bisogna educare il partner ad avere un’autonomia e indipendenza: chiedere e ricevere sempre un supporto, crea dipendenza, esaspera l’intervento e lo rende fin troppo strumentale svuotando la relazione.

Un esempio calzante può essere una situazione che ci capita da piccoli

Se le nostre scarpe si slacciano sempre, non abbiamo bisogno di qualcuno che ce le allacci di continuo ma di chi ci insegni ad allacciarle nel modo migliore affinché non sia necessario di allacciarle di continuo. Questo deve accadere in una coppia: l’intervento va promosso per il miglioramento di un atteggiamento e non solo per mettere di continuo una toppa.

Diverso e più delicato è sicuramente un contesto in cui un partner sia affetto da problemi psicologici. Occorre imparare il più possibile sul disturbo (vedi la necessità di ricorrere ad aiuto esterno o farmaci, scindere i sintomi dal comportamento): viziare il coniuge di solito mantiene il disturbo piuttosto che consentire di far meglio da soli.

Non è necessario assumersi la responsabilità dei problemi del coniuge e cercare un supporto oltre ogni cosa

Si rischia di fornire uno scudo iperprotettivo, da genitore o fin troppo comprensivo. La presenza del coniuge deve stimolare un’azione sana che punta a rimarcare i ruoli nella coppia: vicinanza e cura in quanto partner, nell’ottica della coppia e non dell’aiuto eccessivo.

in molti casi la richiesta di aiuto psicologico per la terapia di coppia può essere una soluzione utile per aiutarsi a vicenda e comprendere meglio il proprio ruolo

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