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L’ansia nella medicina e filosofia greco-romana

LA DISTANZA (NON) ABITABILE: uno studio critico del concetto di diagnosi

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I disturbi d’ansia sono frutto di studio e analisi sin dagli albori delle più antiche civiltà

medici e filosofi greci e latini, passando per quelli epicurei e stoici per finire ai giorni nostri dove si arriva a rendere più chiaro ciò che inizialmente era concepito come un disturbo medico da trattare come tale.

Ma da dove proviene la parola “ansia”?

La sua origine è legata al sostantivo latino “angor” e dal corrispondente verbo “ango” (restringere). Una parola affine è “angustus” (stretto). Queste parole derivano da una radice indoeuropea che ha prodotto la tedesca “angst”. In francese, così come in altre lingue romanze, “anxiété” è spesso differenziato da “angoisse”. C’è però una sfumatura: l'ansia designa un sentimento psicologico mentre l'angoscia designa l'esperienza somatica (l'ansia come preoccupazione mentre l'angoscia quale costrizione).

Gli scritti filosofici latino-stoici, come i trattati di Cicerone e Seneca, prefigurano molte visioni moderne riguardanti le caratteristiche cliniche e il trattamento cognitivo dell'ansia.

Nelle “Dispute Tusculane”, Cicerone definì afflizione (molestia), preoccupazione (sollicitudo) e ansia (angor) come disturbi (aegritudo), a causa dell'analogia tra una mente turbata e un corpo malato. La parola latina “aegritudo” è la parola usuale per malattia nei libri di testo di medicina frutto anche della traduzione del termine greco “pathos” (παθoς).

La letteratura greca e latina indicano mezzi per identificare l'ansia patologica e liberarsi dai suoi effetti.

Seneca insegnò ai suoi contemporanei come ottenere la libertà dall'ansia in “De tranquillitate animi” partendo da uno stato ideale di "pace della mente" (tranquillitas) come una situazione in cui si è indisturbati, l’equivalente del greco “eutimia”: secondo Seneca, la paura della impedisce di godere di una vita spensierata anticipando di parecchi secoli Kierkegaard, Heidegger e i filosofi esistenzialisti sull'ansia fondamentale causata dalla consapevolezza dell'uomo che la sua esistenza è finita. Un modo per sfuggire alla morsa dell'ansia è dedicare la propria attenzione al presente invece di preoccuparsi del futuro. Seneca offre un ulteriore contributo con “De brevitate vitae” raccomandandosi nel combinare insieme passato, presente e futuro in un solo tempo, il momento presente (uno dei cardini della Mindfulness).

Tra l'antichità classica e la psichiatria moderna, c'è stato un intervallo di secoli in cui il concetto di ansia era identificato con altri termini diagnostici.

Nel 1621, Robert Burton pubblicò il suo trattato “The Anatomy of Melancholy” analizzò quanto circondava depressione e melanconia individuando la presenza dell’ansia. Nel 18° secolo molti autori medici pubblicarono descrizioni cliniche di attacchi di panico ma non li etichettarono come una malattia separata.

Boissier de Sauvages offrì un importante svolta con pubblicando la prima nosologia medica francese ricorrendo a “Aegritudo” per "malattia" o "disordine".

Alla fine degli anni 19° e l'inizio del 20° secolo, l'ansia diventa un componente chiave di varie nuove categorie diagnostiche, dalla nevrastenia alla nevrosi. Janet sviluppò l'idea che le manifestazioni ansiose potessero essere innescate da idee fisse "subconscie” coniando il termine "psicostenia". Freud separò la nevrosi d'ansia dalla nevrastenia. Per Kraepelin l’ansia è un sintomo associato ad altre diagnosi, ma ha scritto meno ampiamente sull'ansia come diagnosi separata.

In epoca moderna, l’ansia si “evolve”

nei volumi dal DSM-I al DSM-V. Nel DSM-I l'ansia era quasi sinonimo e caratteristica principale nei "disturbi psiconevrotici" mentre nel DSM-II, la categoria generale per la sintomatologia ansiosa era chiamata Neurosi (l'ansia era la caratteristica principale delle nevrosi). Nel DSM-III il capitolo dei disturbi d'ansia raccoglieva: i disturbi fobici; stati di ansia suddivisi in disturbo di panico (PD), GAD e disturbo ossessivo-compulsivo (OCD); disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

Nel DSM-TV, il disturbo ansioso depressivo misto è stato incluso nell'Appendice B anziché nel corpo principale del testo a causa delle informazioni sui tassi potenzialmente elevati di falsi positivi. Il DSM-5 ha introdotto un raggruppamento dei disturbi d'ansia del DSM-IV in tre spettri (ansia, disturbo ossessivo compulsivo e disturbi correlati a traumi e stress) basati sulla condivisione di caratteristiche neurobiologiche, genetiche e psicologiche comuni. Per la prima volta, la crescente conoscenza dei diversi circuiti cerebrali alla base di stress, panico, ossessioni e compulsioni ha giocato un ruolo in una classificazione.

L’ansia è definita come l'anticipazione di una minaccia futura e si distingue dalla paura che è la risposta emotiva a una minaccia imminente reale o percepita. L'ansia è un'emozione a tutti gli effetti.

 

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